Burgman 400 K8 Report tour - Untimed

Untimed
Vai ai contenuti

Burgman 400 K8 Report tour

Tour Sulcis - Iglesiente - Linas  09/06/2026 - 180 km

Eccoci a raccontare di un'altra uscita su due ruote con l'amico Ignazio. Appuntamento allo svincolo di Vallermosa sulla S.S. 130 per le 9. Per un incomprensione, non ci troviamo (anche se eravamo a circa 200 metri di distanza), proseguo per aspettarlo all'ingresso di Iglesias.
Iglesias: Dal suo nome deriva Iglesiente, il territorio protagonista dell’epopea mineraria sarda, di cui è centro principale, popolato da 27 mila abitanti, nonché sede vescovile, erede dell’antica diocesi di Sulcis. Iglesias in spagnolo significa ‘chiese’. Non a caso: in un luogo dal passato glorioso, specie durante il dominio catalano-aragonese (quando era città regia), spicca la celebrazione dei riti della Settimana Santa in forme e colori di tradizione spagnola. Le processioni dei Misteri del martedì e del venerdì santi sono le espressioni più suggestive. Fra le chiese, meritano una visita la cattedrale di santa Chiara (XIII secolo), la Madonna delle Grazie, la chiesa del Collegio, ‘tempio’ dei Gesuiti, e San Francesco, una delle architetture gotico-catalane più intatte e significative della Sardegna, che custodisce un retablo del 1560.
Da segnalare anche i ruderi di San Salvatore, uno dei pochi edifici cruciformi bizantini (IX-XI secolo). Da Iglesias parte il cammino minerario di santa Barbara: 400 chilometri in 24 tappe, da percorrere a piedi o in mountain bike, alla scoperta di storia e devozione del Sulcis. Altra tradizione da vivere è il corteo storico medioevale, a metà agosto: sfilano musicisti, sbandieratori e figuranti in abiti medioevali dei quartieri storici.
Le miniere sono state per oltre un secolo, sin oltre la metà del XX, la ricchezza dell’Iglesiente. Oggi sono patrimonio d’archeologia industriale del parco Geominerario della Sardegna, riconosciuto dall’Unesco. Il museo dell’Arte Mineraria, ospitato nell’istituto ‘Asproni’, palazzo in stile liberty di inizio Novecento, e il museo delle Macchine ne ripercorrono l’evoluzione con una raccolta di minerali, plastici, ricostruzioni di ambienti minerari ed esposizione di macchine originali. Per conoscere ‘dal di dentro’ le miniere potrai fare percorsi guidati nell’affascinante Monteponi, uno dei più importanti impianti estrattivi d’Italia, a Nebida, tra pozzi, gallerie, pontili e case dei minatori (abitate nel 1910 da tremila persone, oggi villaggio fantasma), compresa la laveria Lamarmora (1897), a Masua e Porto Flavia, avveniristica e rivoluzionaria opera che permetteva l’imbarco diretto dei minerali, un porto sospeso a metà di una parete rocciosa, da cui parte una galleria di 600 metri a strapiombo sul mare. Accanto spiccano le meraviglie del litorale iglesiente: la lunga Porto Paglia, i faragloni di Masua e Pan di Zucchero, monumento naturale alto 132 metri forgiato dal tempo, la spiaggetta di Porto Flavia e Canal Grande di Nebida, valle dove pareti alte cento metri sprofondano vertiginosamente, custodendo un tratto di mare blu e verde smeraldo. La costa scoscesa con cale incantevoli è ideale per scatti fotografici. Dopo il mare, scoprirai le delizie della cucina: dal tonno ai ravioli di patate e menta, sino ai dolci a base di mandorle, belli da vedere e graditi al palato.

Borgo S. Angelo: è un piccolo borgo, che conta 19 abitanti, che si trova a circa dieci chilometri da Iglesias, lungo la SS 126, subito dopo il passo di Genna Bogai 555 metri s.l.m., tra boschi di sughere e leccio. Nasce insieme al paese di Fluminimaggiore nei primi anni del 1700. Il borgo faceva parte di una grande area conosciuta come “Sa tanca de Modigliani”, all’epoca la più grande tenuta agropastorale sarda dove si estendeva una foresta di 12ֹ000 ettari.
L’attività mineraria di Emanuele e Flaminio Modigliani, nonno e padre dell’artista Amedeo portava spesso l’intera famiglia a Sant’Angelo e a Grugua (località poco distante). Anche se non ci sono documenti ufficiali, è impensabile che l’artista non sia mai stato qui nei possedimenti di famiglia, come scrive Bruno Murtas.

Fluminimaggiore: è un comune italiano di 2.573 abitanti della provincia del Sulcis Iglesiente, nella regione dell'Iglesiente.
Nella zona sono presenti testimonianze di età prenuragica, nuragica, fenicio-punica e romana. Nel medioevo il villaggio appartenne al giudicato di Cagliari, e fece parte della curatoria del Sigerro. Alla caduta del giudicato (1258) passò a Ugolino della Gherardesca, a Pisa, e successivamente (1324) venne inglobato dagli aragonesi nel regno di Sardegna, sotto il quale il feudo divenne una viscontea, assegnata nel 1421 dal Re Alfonso V d'Aragona a Nicolò Gessa. Dai Gessa passò poi agli Asquer. Nel 1650 il paese venne distrutto da un'incursione barbaresca, per essere poi ricostruito nel 1704 un po' più lontano dal mare, quando il visconte Asquer e la moglie Eleonora Gessa concessero l'atto di ricostruire l'antico villaggio di Flumini Major. I primi abitanti provenivano dalla zona di Terralba, oggi in provincia di Oristano. Il paese fu riscattato agli Asquer, ultimi feudatari, nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.Il paese ebbe un notevole incremento demografico nella seconda metà del XIX secolo, dovuto soprattutto alla crescente attività mineraria. Nei primi anni del 1900 Fluminimaggiore e Buggerru entrarono nel vivo delle rivendicazioni operaie, con vicende anche cruente, che culminarono con l'eccidio di Buggerru del settembre 1904. La crisi mineraria a partire dalla fine del '900 ha colpito duramente il paese che ha pagato con un aumento della disoccupazione e dell'emigrazione.
Qui abbiamo abbiamo fatto tappa per visitare il Vecchio Museo Mulino, dove grazie all'esposizione dei vari oggetti in esposizione, abbiamo fatto un viaggio indietro nel tempo, che ci ha permesso di ricordare i tempi passati, quando avevamo molti anni in meno. Il Museo etnografico è stato allestito all’interno del Vecchio Mulino ad acqua Licheri del ‘700, costruito sulla sponda del Rio Mannu di Fluminimaggiore, le cui acque venivano utilizzare per azionare la macina idraulica. La struttura conserva le caratteristiche delle tipiche abitazioni con i grossi muri in “ladiri” (mattoni di fango e paglia) e il tetto con le canne.
Attualmente, sono allestiti 11 spazi espositivi comprendenti oltre al mulino e alla parte esterna, 10 stanze che conservano oggetti legati alla pastorizia, agricoltura ed antichi mestieri come il fabbro, il ciabattino ecc, ma la parte più significativa è incentrata sulle varie fasi della produzione e lavorazione del grano.
Dopo la visita, si riparte alla volta di Montevecchio, dove abbiamo prenotato la visita alla galleria Anglosarda.

Montevecchio: è un compendio minerario situato nella provincia del Medio Campidano, nei territori comunali di Guspini e di Arbus. Il centro abitato, noto anche come Gennas Serapis, è una piccola frazione del comune di Guspini. Il centro amministrativo del compendio è il piccolo abitato di Gennas Serapis; meglio conosciuto con il nome di "Montevecchio", è posto in un altopiano tra i più alti del territorio. Erano presenti gli appartamenti dei dirigenti della miniera e delle cariche più alte al servizio delle compagnie che si susseguirono nella gestione della miniera, diversi palazzi con alloggi per gli operai, il palazzo della direzione con annessa cappella dedicata a Santa Barbara e altri uffici della dirigenza, i servizi più importanti, come la caserma dei carabinieri, l'ospedale e le scuole, un ufficio postale, un laboratorio chimico, l'ufficio geologico, cinema e campo da calcio, dove giocava la squadra locale Montevecchio.
Attualmente è abitato da poche decine di persone ed è una frazione del comune di Guspini, mentre le case di Sa Tanca sono ricomprese nel territorio di Arbus. Nel periodo di massima attività estrattiva, il compendio arrivò a contare oltre tremila abitanti. Il centro amministrativo del compendio è il piccolo abitato di Gennas Serapis; meglio conosciuto con il nome di "Montevecchio", è posto in un altopiano tra i più alti del territorio. Erano presenti gli appartamenti dei dirigenti della miniera e delle cariche più alte al servizio delle compagnie che si susseguirono nella gestione della miniera, diversi palazzi con alloggi per gli operai, il palazzo della direzione con annessa cappella dedicata a Santa Barbara e altri uffici della dirigenza, i servizi più importanti, come la caserma dei carabinieri, l'ospedale e le scuole, un ufficio postale, un laboratorio chimico, l'ufficio geologico, cinema e campo da calcio, dove giocava la squadra locale Montevecchio.
Attualmente è abitato da poche decine di persone ed è una frazione del comune di Guspini, mentre le case di Sa Tanca sono ricomprese nel territorio di Arbus. Nel periodo di massima attività estrattiva, il compendio arrivò a contare oltre tremila abitanti.
Nella porzione di giacimento a levante del borgo di Montevecchio, una delle prime ad essere interessata da ricerche minerarie, fu la ben nota galleria “Anglosarda”. Il suo nome deriva da quello della compagnia “La Piemontese - Compagnia Reale Anglosarda”, alla quale la Società di Montevecchio appaltò lo scavo per accelerare i lavori e migliorare gli introiti. La perforazione della galleria iniziò nel 1852, verso l’estremità a levante del grande giacimento, sul filone S. Antonio (una delle diramazioni del filone principale), ma venne subito accelerata, perché sin dal principio vi furono incontrate concentrazioni eccezionali di galena. Per razionalizzare il trattamento del minerale prodotto, in prossimità dell’imbocco, nel 1867 fu costruito un impianto meccanizzato di trattamento del grezzo proveniente da questa galleria (ma poi anche da altre gallerie come Scala, Colombi, S. Barbara e S. Antonio). Nel 1871, l’ing. Asproni incentivò notevolmente i lavori di ricerca mineraria in tutta l’area, ma soprattutto nei livelli Anglosarda e S.Antonio. Questo dette ottimi risultati proprio in queste gallerie, tanto che nel 1872 fu intestato il pozzo S.Antonio. Nel 1874 il pozzo raggiunse la quota di -63 metri dalla quota del piazzale di partenza, portando sino a tale profondità i lavori di coltivazione. Il filone Sant’Antonio, per il cui sfruttamento la galleria Anglosarda è stata concepita, è considerato il più ricco e generoso, a parità di sviluppo longitudinale, di tutto il sistema filoniano Arburese, ed è stato seguito nel senso dell’altezza per circa 600 m, dagli affioramenti a quota +420 sin oltre il livello –180.
Oggi la fruizione turistica, consente un salto temporale nell’ardito passato di chi la scavò e la armò, mettendo a rischio la propria vita. Un’autentica esperienza, per 45 minuti, nel sottosuolo della Miniera di Montevecchio. Attrezzati di lampade a led e caschetti, durante la visita si potranno osservare i vari tipi di armature impiegate per garantire la sicurezza della volta, le diramazioni ed i fornelli di areazione, i binari con vagoncini e motopala, i vari tipi di perforatrici e i plastici delle “volate” con cui venivano disposte le mine sul fronte di avanzamento, ecc. Durante la visita sono previste soste per fotografarsi con il caschetto in testa, all’interno delle gallerie arredate dagli strumenti di estrazione e/o dalle ardite armature lignee, quasi sempre con le pareti costellate da bellissimi cristalli aciculari di bianco gesso, che risaltano sullo sfondo solfureo giallo.
Terminata l'interessante visita alla miniera, facciamo pausa al chiosco del posto, per uno spuntino (gentilmente preparato da Nassiu) ed un caffè, prima di rimetterci in viaggio alle 15, per rientrare a casa. Durante il tragitto ci accompagna un fastidiosissimo vento laterale, sino ad arrivare a S. Maria Acquas (Terme di Sardara). Qui ci fermiamo e ci salutiamo dandoci appuntamento a settembre, per un altro toru. Ringrazio Nassiu per essere come sempre un eccellente compagno di viaggio.
Tour Mulargia  05/06/2024 - 150 km

Altra uscita con l'amico Ignazio. Puntuali come orologi svizzeri, ci ritroviamo alle 9 in piazza di Chiesa a Senorbì, centro geografico ed economico della Trexenta, territorio storicamente ricco, soprannominato in antichità ‘granaio di  Roma’.
Senorbì: un paese di cinquemila abitanti, basato su coltivazione di  barbabietole da zucchero, frumento, oliveti e vigneti, e riferimento  commerciale della zona. Caffè veloce e si incomincia il tour, visitando la chiesa parrocchiale di S. Barbara, costruita nel XVI secolo con un assetto di stampo tardo-gotico, la chiesa venne restaurata tra il XVII e il XVIII secolo, rinnovandone lo stile architettonico ancora oggi ben visibile nella sua livrea tardo barocca: la chiesa si presenta con una pianta a croce sulla quale insiste una sola navata voltata a botte, nella quale si affacciano anche le cappelle laterali. Il presbiterio, delimitato da un arco a tutto sesto e da un’elegante balaustra in marmo bianco, è sovrastato da una grande cupola centrale sotto alla quale è posto il regale altare maggiore in marmi policromi, riccamente decorato, che conserva, nel centro, una piccola edicola votiva ospitante la statua di Santa Barbara, intestataria della chiesa e Patrona di Senorbì.
Suelli: un paese di poco più di mille abitanti, tra XI e inizio XV secolo sede della diocesi di Barbaria (Trexenta, Barbagia inferiore, Quirra e Sarrabus),  centro di venerazione del suo primo vescovo: san Giorgio, personaggio  carismatico, vissuto sino al 1117, noto per beatitudine e miracoli,  dichiarato santo per volontà popolare e oggi anno celebrato solennemente  per cinque giorni dopo la Pentecoste. A lui è dedicato uno degli  itinerari spirituali più suggestivi dell’Isola, il cammino di san Giorgio vescovo di Suelli. Influenza e tradizione ecclesiastiche sono evidenti in architetture e arredi sacri del paese, come l’ex cattedrale di san Pietro apostolo, posta nella parte alta dell’abitato. Qui visitiamo la cattedrale di S. Pietro, posizionata nell'omonima piazza nella parte alta dell’abitato. La chiesa, menzionata la prima volta nel 1121 e cattedrale sino al  1418, conserva in facciata tracce romaniche. Fu riedificata nel XIII  secolo e restaurata nel XVI in stile gotico catalano, mentre l’attuale  prospetto è del 1869. Sull’altare maggiore è posto un grande retablo con varie tavole dipinte, opera del 1533-35. Splendido anche il pulpito  ligneo del 1634. Altre opere di pregio sono un settecentesco organo a  canne, una paratora in legno (metà XVIII secolo) e le vesti che adornano  la statua della Dormitio Virginis. A San Pietro si affiancano la torre campanaria ‘gotica’ e il santuario di san Giorgio,  il cui restauro portò alla luce tre strati pavimentali (il più profondo  altomedioevale). Nel secondo è stata rinvenuta una lastra che copriva  un pozzetto sepolcrale con dentro frammenti di ossa: forse è il sepolcro  del vescovo. Il santuario conserva opere di pregio: un retablo del XVII  secolo, che illustra la vita di san Giorgio e un artistico reliquiario  che custodirebbe parte del piviale del santo.
Sisini: la chiesa dedicata alla Madonna della Difesa si trova nel centro abitato  di Sisini, piccolo borgo, frazione di Senorbì a partire dal 1946. L'ampia facciata presenta un piatto terminale sotto il quale si apre  un'area timpanata con oculo posto centralmente, in asse con  l'incorniciato portale. Affiancato da monofore, è sormontato da una  lunetta dalla quale si dipartono decorative arcatelle che si concludono  sulle angolari lesene. Queste ultime si raccordano alla mediana cornice  marcapiano che spartisce il prospetto orizzontalmente. Sul lato  sinistro, inglobato nella muratura, un campanile a vela a due luci ad  arco a tutto sesto. L'interno si presenta ad unica navata spartita in campate e  caratterizzata da una copertura lignea. Il presbiterio, leggermente  rialzato rispetto alla pavimentazione del resto dell'aula, è delimitato  da una balaustra marmorea.
Siurgus Donigala: fino al 1927 erano due paesi, Siurgus e Donigala, unificati da Vittorio Emanuele III e oggi comune di duemila abitanti della Trexenta. Il centro si specchia nel lago Mulargia. La splendida chiesa parrocchiale di S.Teodoro (patrono celebrato a fine agosto) è di origine bizantina. Siurgus Donigala ospita circa 40 nuraghi, il più importante è Sa Parrocchia,  nel cui mastio è venuto alla luce un sepolcreto bizantino. Sulle sue  mura si sovrappongono edifici romani: fu il primo nucleo del paese,  coperto dall’odierno abitato.
Lago Mulargia: nato tra il 1951 e il 1958, nei territori di Orroli, Goni, Nurri e Siurgus Donigala, lago incastonato tra i monti su Rei e Moretta, nella porzione di Sardegna dove si incontrano i territori storici di Gerrei, Trexenta e Sarcidano, per alimentare gli acquedotti di trenta Comuni della provincia di  Cagliari, il grande bacino contiene 320 milioni di metri cubi d’acqua  che, con la sua caratteristica venatura azzurra crea una placida oasi di  pace.
Website created by Perrys © 2025
Torna ai contenuti